Martin Scorsese è sempre stato un uomo religioso, sin da bambino. Prima di iscriversi ad un corso di cinematografia, studiava per diventare prete. Una scelta che ha dovuto abbandonare perchè non riusciva a conciliare i suoi ritmi, con la vita da religioso.

l’unico posto in cui mi sento davvero a mio agio sono la chiesa e il cinema

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Il cineasta ha impiegato circa trent’anni per portare sul maxischermo Silence.  La lentezza del progetto, oltre ai problemi con il cast (in principio comprendeva Daniel Day-Lewis e Benicio del Toro), è dovuta sopratutto al fatto che il regista non si sentiva pronto per portarlo in scena, poichè il tema trattato è un argomento che gli sta molto a cuore: l’uomo e il suo rapporto con la fede.

Due giovani gesuiti, Padre Rodrigues e Padre Garupe, rifiutano di credere alla notizia che il loro maestro spirituale, Padre Ferreira, partito per il Giappone con la missione di convertirne gli abitanti al cristianesimo, abbia rinnegato la propria fede abbandonandola in modo definitivo. I due decidono dunque di partire per l’Estremo Oriente, pur sapendo che in Giappone i cristiani sono ferocemente perseguitati..

Diverso dagli altri film dell’autore, ma sicuramente il più intimo e ispirato,  non è solo un insieme di immagini e suoni, ma un cammino di fede che percorre lo stesso spettatore insieme ai due protagonisti. Un cammino che porta Liam NeesonAndrew Garfield e Adam Driver ad avere mille dubbi sull’esistenza divina, un Dio che rimane impassibile davanti alla crudeltà e non agisce per salvare i propri “figli”.

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Si è così concentrati su se stessi, sulle proprie convinzioni, sulla voglia di assomigliare a Dio, che il dolore che causiamo e le conseguenze che esso comporta, passa in secondo piano, aspettando qualche segnale che rimarrà, silente nell’aria.

Siamo disposti ad abbandonare ciò in cui crediamo, ciò che ci aiuta a superare ogni ostacolo che la vita ci mette davanti, per salvare delle persone da una morte certa?

Ovviamente la pellicola è piena di riferimenti cristiani: la figura di Pietro e Giuda. Il primo, predicatore, promulgatore del verbo, figlio della chiesa. L’altro, il traditore. Due figure in netto contrasto tra di loro, ma che si mischiano come se fossero un tutt’uno.

Il giappone del 1600, è un paese chiuso ideologicamente, carneficine di cristiani venivano attuate nella città di Nagasaki, città più a stretto contatto con gli europei. Chi si voleva salvare, doveva abiurare, reprimere la propria fede calpestando l’immagine del proprio Dio.

L’antagonista è l’inquisitore Inoue, interpetato da Issei Ogata,  che si fa carico di tutte le domande, di tutte le paure e incertezze che colpiscono la fede cristiana e le pone direttamente al pubblico, domande più che legittime che metteranno le singole persone in sala faccia a faccia con la propria anima, che verrà distrutta, ferita e calpestata come nella pratica yefumi.

Il silenzio, oltre ad essere divino, è anche un silenzio cinematografico. Non esiste una colonna sonora, ma sono i suoni e le immagini cavallo portante della narrazione: il mare che colpisce le rocce ruvide e sedimentarie, il fruscìo dei fili d’erba che si muovono al vento colpiti da un sole accecante, la luna che si innalza maestosa nella notte.

Menzione speciale sicuramente a Andrew Garfield che è stato molto bravo nei panni del padre portoghese, un intepretazione sicuramente meritevole. Un attore che ha molto talento ma che, fino ad oggi non è stato sfuttato al massimo. Lo rivedremo a breve nelle sale con La Battaglia Di Hacksaw Ridge, diretto da Mel Gibson.

SIlence
8.1Overall Score
Regia8
Fotografia9
Sceneggiatura7.5
Interpretazioni8
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