David Lynch è considerano come uno dei più grandi registi che abbia mai lavorato sul grande schermo. In un’intervista al Sidney Morning Herald, da il suo addio al mondo del cinema.

È difficile trovare oggi giorno qualcuno interessato al mistero, all’orrore e alle narrazioni “sperimentali”, che non conosce David Lynch. L’autore del Montana è approdato nelle sale cinematografiche nel lontano 1977 con Eraserhead, un racconto surreale di body horror che lo ha portato rapidamente a catturare l’attenzione del cinema mondiale.

Da lì Lynch tirò fuori film come Elephant Man, Dune e il discusso Blue Velvet. Oltre ad essere noto sul grande schermo, nel 1990 ha spiazzato il mondo televisivo con la serie della ABC Twin Peaks, considerato tutt’ora come uno dei suoi più grandi capolavori.

Quel successo gli ha permesso di sviluppare altri film, che vennero successivamente acclamati dalla critica, come Mulholland Drive e Inland Empire, film risalente al 2006 e ultima pellicola sfornata dal regista.

Come riportato dal Sidney Morning Herald, Lynch non ha nessuna intenzione di ritornare sotto i riflettori, e alla domanda se Inland Empire fosse il suo ultimo film, ha risposto di si, a causa di una corrente americana che non più gli appartiene:

“Le cose sono cambiate un sacco, tanti film che non hanno avuto successo al botteghino, avrebbero potuto essere grandi film mentre quelli che hanno avuto grande successo non erano come li volevo fare io.”

È ormai difficile ora come ora trovare un posto per Lynch nel mondo del cinema. Con la Disney che ha il monopolio completo e il pubblico che non è più abituato a vedere film di un certo spessore, la voglia di fare cinema di quei registi di nicchia va sempre più a scemare.

E se questo modello di cinema sta scoraggiando grandi visionari come David Lynch, forse le cose andranno a peggiorare sempre di più.

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