Arrival è un film di fantascienza ispirato al romanzo Storia Della Tua Vita di Ted Chiang ed è stato presentato alla 73° Mostra Internazionale Dell’Arte Cinematografica di Venezia.

Dodici misteriose astronavi extraterrestri appaiono in tutta la Terra. Non è chiaro il motivo per cui sono arrivate o se vi è una logica dietro la scelta dei luoghi dell’atterraggio,ma l’umanità è pronta ad una guerra..”

“Gusci”. Così vengono chiamati gli oggetti non identificati che si appropriano della superficie terrestre. Scuri, dalla forma allungata e tondeggianti, ricordano molto il “concept” del monolito nero di 2001 Odissea Nello Spazio, da cui il regista ha sicuramente tratto ispirazione, e di cui lascia trasparire la sua aria buia e sinistra.

Ma se nel film di Kubrick l’entità rappresentava il male, nel film di Denis Villeneuve il male non esiste. Nessuno è buono, nessuno è cattivo. Questo perchè la pellicola non vuole essere un blockbuster, ma un film indipendente che faccia riflettere su come la compagine aliena, non sia poi così distante da noi.

I protagonisti sono Louise Banks (Amy Adams) e Ian Donnelly (Jeremy Renner). Una è un’esperta linguista, l’altro un fisico teorico, che si ritroveranno, a fare da tramite tra la razza extraterrestre e la Terra, in un miscuglio di sentimenti che spezzano quella paura infusa nell’animo umano e la trasformano in un vortice di emozioni condita da un senso di dolcezza e da una percezione quasi materna dello svolgimento dei fatti.

La chiave della narrazione è il tempo. Il cineasta usa una tecnica oggigiorno molto ricorrente in opere di questo tipo: il Flashforward. Abbandonare la linea temporale in cui si svolgono le azioni per fare balzi nel futuro, anticipando ciò che accadrà, vedi per esempio Interstellar.

Questo tipo di conoscenza è difficile da applicare. Sarebbe molto facile cadere in buchi di sceneggiatura che interrompono la fluidità della narrazione. Ma Villeneuve è riuscita ad utilizzarla in modo egregio senza discostarsi dall’univocità della trama.Nel corso della storia molti si sono cimentati nello girare film di Fantascienza, tutti che si basavano sul contatto tra umano e alieno e lo scatenare della sua ira malvagia o benevola. Il regista canadese ha voluto esplorare una fase primordiale: decifrare le intenzioni.

Arrival gioca con lo spettatore e regala momenti particolari, che oscillano costantemente tra l’ansia e l’essere smentito subito dopo, grazie ad un montaggio ispirato e diretto, che lascia ai dettagli e alle inquadrature la funzione di spiegare cose che non vengono dette.

Arrival
8.4Overall Score
Regia8.3
Fotografia9
Sceneggiatura8.4
Interpretazioni8
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